(...) Ho l’impressione che
La cosa più semplice
Sarebbe quella di non essere mai nato
In fondo la vita
È solo una scusa
È lei da sola che ogni giorno si rinnova
Ti prego perdonami ti prego perdonami
Ti prego perdonami se non ho più la fede in te
Ti faccio presente che
Ho quasi finito
Ho quasi finito anche la pazienza che ho con me
Sarà difficile
Non fare degli errori
Senza l’aiuto di
Di potenze superiori
Ho fatto un patto sai
Con le mie emozioni
Le lascio vivere
E loro non mi fanno fuori
Vasco Rossi, Manifesto futurista della nuova umanità
domenica 15 gennaio 2012
venerdì 13 gennaio 2012
Semplicità e creatività.
La semplicità è il risultato e non il percorso della creatività.
Luca De Biase
Luca De Biase
giovedì 12 gennaio 2012
domenica 8 gennaio 2012
Perfezione.
[D.] Circolano storie su quanto fossi pignolo riguardo all'Apple II, su quanto insistessi che ogni saldatura della scheda madre fosse dritta e l'interno della macchina piacevole e ordinato.
[R.] E' tutto vero.
Domanda di George Gendron e Bo Burlingham e risposta di Steve Jobs in un'intervista del 1989 per "Inc.". Torna in mente questo mio post del marzo 2009.
sabato 7 gennaio 2012
venerdì 6 gennaio 2012
mercoledì 4 gennaio 2012
Tre.
Segnalo tre post imperdibili pubblicati oggi su Piovono Rane, il blog di Alessandro Gilioli. Questo, questo e questo.
domenica 1 gennaio 2012
domenica 25 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
Leghisti da palo.
(...) Governi d’emergenza come il nostro, chiamati a suturare con il filo grosso da cotechino le ferite aperte dai Tremonti, dai Brunetta, dai Sacconi e dai loro complici Leghisti. Quelli che gli facevano da palo mentre ci rapinavano e adesso dicono: “Commissà, io non c’ero e se c’ero dormivo”.
Grande - come spesso - Vittorio Zucconi
Grande - come spesso - Vittorio Zucconi
martedì 20 dicembre 2011
giovedì 15 dicembre 2011
sabato 10 dicembre 2011
lunedì 5 dicembre 2011
L'inganno della crescita.
(...) Oggi possiamo ricostruire un mondo estremamente qualitativo sul piano del livello di vita sbarazzandoci del superfluo passando a un lusso leggero, un lusso della cultura, della conoscenza, della musica, della convivialità tra persone. Il modello di comprarsi il Suv o lo yacht è un modello socialmente conflittuale, costosissimo, che costringe le persone a lavorare molto di più. Se ce ne sbarazziamo possiamo lavorare di meno. Uno degli obiettivi della decrescita non è lasciare a casa un sacco di persone perché tutti quei beni superflui vengono visti come un limite all’occupazione: nel momento in cui noi li togliamo le industrie non lavorano più. Abbiamo visto che comunque non ha funzionato questo modello, qualsiasi cosa, superflua che è stata prodotta, inevitabilmente con l’automazione o con lo spostamento in paesi emergenti, ha tolto poi alla fine ugualmente occupazione, allora non sarebbe meglio produrre solo le cose veramente utili alla nostra qualità della vita e lavorare poi di meno? Se abbiamo meno necessità di acquistare oggetti inutili, forse potremmo lavorare tutti, ma la metà del tempo che lavoriamo adesso, quattro ore al giorno, pomeriggio o mattino libero, a seconda delle scelte, più possibilità per stare in famiglia, più possibilità per curare la propria cultura, il proprio orticello in senso veramente fisico, poter coltivare anche il proprio cibo. (...)
Stralcio dell'intervento di Luca Mercalli sul Blog di Beppe Grillo
Stralcio dell'intervento di Luca Mercalli sul Blog di Beppe Grillo
domenica 13 novembre 2011
sabato 12 novembre 2011
venerdì 16 aprile 2010
Scaramucce?!
Berlusconi a Fini: dai, non abbiamo litigato, per litigare bisogna essere in due. La risposta di Fini: per divorziare ne basta uno.
domenica 4 aprile 2010
sabato 27 marzo 2010
Elezioni.
Copio, incollo e condivido questi due post di ieri e oggi pubblicati sul blog di Alessandro Gilioli.
Le televisioni non spostano un voto.
Quindi Berlusconi ha invaso nello stesso giorno il Tg1, il Tg2, il Tg4, il Tg5 e Studio Aperto solo perché oggi non aveva niente altro da fare.
----------------------------------------------------
Oggi il Corriere della Sera titola beatamente: “Duello Berlusconi-Bersani”. Così, come se fossimo in una normale democrazia occidentale: duello Obama-McCain, duello Cameron-Brown.
Vero niente: ieri, ultimo giorno di campagna elettorale, non c’è stato alcun duello. Si sa: Berlusconi non l’ha voluto.
Quello che è successo nelle ultime ore invece è stata un’invasione feroce da parte del premier di tutte le tivù a sua disposizione, pubbliche e private. Una serie di “interviste” in ginocchio, dove le domande erano (cito da quella di Studio Aperto): «Perché lei ha raccomandato ai moderati di non disperdere il voto?» «Faccia un appello ai giovani: perché dovrebbero votare Pdl?».
E lui, presentandosi su sei diversi tg, ha lanciato un messaggio chiaro: «Il governo aiuterà le regioni governate dal centrodestra a creare ricchezza e lavoro». Non è nemmeno più campagna elettorale: è un ricatto.
Insomma, tanto il metodo quanto il merito dell’invasione di campo finale basterebbero, se fossimo gente irosa e irrazionale, a boicottare queste elezioni birmane: semplicemente perché non sono fair.
Invece no. Invece no per tanti motivi.
Primo, perché non si rinuncia mai allo spazio democratico di cui si dispone. Anche quando è ridotto, anche quando è stuprato dalle scorrettezze dall’avversario. Abbiamo questo spazio di democrazia, usiamolo. Nonostante le balle spudorate e le invasioni di campo. O forse anche per quelle, proprio per quelle. Questo spazio abbiamo – il voto di domani – e questo spazio possiamo usare. Facciamolo.
Secondo, perché altri mezzi non ce ne sono. Semplicemente non ce ne sono, né accettabili per chi ha un’etica nonviolenta né fruttiferi per chi quest’etica non la condivide. C’è solo quello, il voto, e quello va usato.
Terzo, perché se ha infranto così clamorosamente le regole è perché forse ha un po’ di paura. Lo sa anche lui, aldilà delle bufale che rifila, quello che è successo nei due anni in cui ha governato: che non ha prodotto nient’altro che una lunga teoria di leggi per se stesso e qualcuno, fuori, inizia ad accorgersene. Così come sa benissimo che piazza San Giovanni è stato un flop, che il Pdl è una guerra per bande tra cortigiani, che se non ci fossero i suoi soldi il castello sarebbe già crollato. Così come sa che i sondaggi degli ultimi giorni non sono più buoni come un mese fa.
Ed è per questo attacca così furiosamente. E’ per questo che alza l’asticella delle promesse oltre ogni limite – guariremo il cancro entro la fine della legislatura! – ed è per questo che invade in uno stesso giorno sei canali, lui che non ha nemmeno mezz’ora per presentarsi in tribunale.
E’ nervoso, e già questo è uno straordinario motivo per togliergli ultimamente il buon umore, domani, alle urne.
Le televisioni non spostano un voto.
Quindi Berlusconi ha invaso nello stesso giorno il Tg1, il Tg2, il Tg4, il Tg5 e Studio Aperto solo perché oggi non aveva niente altro da fare.
----------------------------------------------------
Oggi il Corriere della Sera titola beatamente: “Duello Berlusconi-Bersani”. Così, come se fossimo in una normale democrazia occidentale: duello Obama-McCain, duello Cameron-Brown.
Vero niente: ieri, ultimo giorno di campagna elettorale, non c’è stato alcun duello. Si sa: Berlusconi non l’ha voluto.
Quello che è successo nelle ultime ore invece è stata un’invasione feroce da parte del premier di tutte le tivù a sua disposizione, pubbliche e private. Una serie di “interviste” in ginocchio, dove le domande erano (cito da quella di Studio Aperto): «Perché lei ha raccomandato ai moderati di non disperdere il voto?» «Faccia un appello ai giovani: perché dovrebbero votare Pdl?».
E lui, presentandosi su sei diversi tg, ha lanciato un messaggio chiaro: «Il governo aiuterà le regioni governate dal centrodestra a creare ricchezza e lavoro». Non è nemmeno più campagna elettorale: è un ricatto.
Insomma, tanto il metodo quanto il merito dell’invasione di campo finale basterebbero, se fossimo gente irosa e irrazionale, a boicottare queste elezioni birmane: semplicemente perché non sono fair.
Invece no. Invece no per tanti motivi.
Primo, perché non si rinuncia mai allo spazio democratico di cui si dispone. Anche quando è ridotto, anche quando è stuprato dalle scorrettezze dall’avversario. Abbiamo questo spazio di democrazia, usiamolo. Nonostante le balle spudorate e le invasioni di campo. O forse anche per quelle, proprio per quelle. Questo spazio abbiamo – il voto di domani – e questo spazio possiamo usare. Facciamolo.
Secondo, perché altri mezzi non ce ne sono. Semplicemente non ce ne sono, né accettabili per chi ha un’etica nonviolenta né fruttiferi per chi quest’etica non la condivide. C’è solo quello, il voto, e quello va usato.
Terzo, perché se ha infranto così clamorosamente le regole è perché forse ha un po’ di paura. Lo sa anche lui, aldilà delle bufale che rifila, quello che è successo nei due anni in cui ha governato: che non ha prodotto nient’altro che una lunga teoria di leggi per se stesso e qualcuno, fuori, inizia ad accorgersene. Così come sa benissimo che piazza San Giovanni è stato un flop, che il Pdl è una guerra per bande tra cortigiani, che se non ci fossero i suoi soldi il castello sarebbe già crollato. Così come sa che i sondaggi degli ultimi giorni non sono più buoni come un mese fa.
Ed è per questo attacca così furiosamente. E’ per questo che alza l’asticella delle promesse oltre ogni limite – guariremo il cancro entro la fine della legislatura! – ed è per questo che invade in uno stesso giorno sei canali, lui che non ha nemmeno mezz’ora per presentarsi in tribunale.
E’ nervoso, e già questo è uno straordinario motivo per togliergli ultimamente il buon umore, domani, alle urne.
domenica 21 marzo 2010
Tutti danno i numeri che fa comodo dare.
Lo ha detto Berlusconi a proposito della manifestazione di ieri. E se lo dice lui...
Iscriviti a:
Post (Atom)
















