domenica 24 agosto 2008
sabato 23 agosto 2008
Dicono di noi.
La settimana scorsa sono stato a Londra un paio di giorni.
Tra le persone che ho incontrato, ben tre si sono informate su come sia "avere l'esercito per le strade". A prescindere dalle mie (poco convinte) spiegazioni, vi confermo che a loro sembra strano, molto strano.
Nel frattempo Repubblica dice che ci sono più morti sul lavoro che di conseguenza alla criminalità (non mi aveva neanche sfiorato l'idea che potesse essere il contrario). Potremmo mandare l'esercito anche nei cantieri.
Grazie a Paolo Valdemarin
Tra le persone che ho incontrato, ben tre si sono informate su come sia "avere l'esercito per le strade". A prescindere dalle mie (poco convinte) spiegazioni, vi confermo che a loro sembra strano, molto strano.
Nel frattempo Repubblica dice che ci sono più morti sul lavoro che di conseguenza alla criminalità (non mi aveva neanche sfiorato l'idea che potesse essere il contrario). Potremmo mandare l'esercito anche nei cantieri.
Grazie a Paolo Valdemarin
venerdì 22 agosto 2008
Dream car.
In vendita la Tesla Roadster. 100% elettrica. Da zero a cento 3,9 secondi di assoluto silenzio! Ne parla il Corriere.it.
giovedì 21 agosto 2008
Le razze elette.
Le Olimpiadi di Pechino, ma anche quelle precedenti, lo confesso, mi danno la nausea. Le abolirei. Sono un fantastico baraccone economico che gira il mondo ogni quattro anni. Dove arriva il circo si costruiscono stadi, strade, grattacieli, metropolitane, intere città. Le Olimpiadi sono un trionfo, un orgasmo del cemento.
La torcia accesa non è più simbolo di pace. Il mondo continua le sue guerre, i suoi stermini a sei cerchi. Il Tibet e lo Xinjiang sono finiti sotto il tappeto degli sponsor. La Georgia e l’Ossezia sono stati eventi fastidiosi, hanno tolto spazio al tennis da tavolo e al nuoto sincronizzato. Le Olimpiadi sono un treno impazzito. Se chiedete al macchinista qual è la prossima stazione non saprà rispondervi.
Delle Olimpiadi mi infastidiscono i record fasulli, gli sport olimpici praticati da quattro gatti, gli atleti dopati, l’entusiasmo a comando degli spettatori, le premiazioni in fila per tre. Più di ogni altra cosa, però, è il nazionalismo che mi manda in bestia. Il nazionalismo dello sportivo che piange all’alzabandiera, con la mano sul cuore, lo sguardo perso verso l’alto. Il nazionalismo dei media che danno spazio sempre agli atleti nazionali, anche di discipline improbabili (conoscete qualcuno che giochi a badminton?), anche se lontani dal podio. Le Olimpiadi sono una guerra simulata.
Vorrei atleti senza bandiere. Senza sponsor. Senza un Presidente che li saluta alla partenza e li riceve al ritorno da trionfatori. Vorrei che chi usa i suoi eserciti per uccidere altri esseri umani DURANTE le Olimpiadi sia espulso con infamia e per sempre dai Giochi. I russi che hanno invaso la Georgia, gli americani che occupano l’Iraq, la Cina che schiaccia il Tibet non hanno nessun diritto morale di partecipare o di ospitare i Giochi Olimpici.
L’uomo non è più il centro delle Olimpiadi, le Nazioni hanno preso il suo posto.La grancassa mediatica delle medaglie e delle medagliette ci fa sentire più italiani, più messicani, più coreani. Più diversi. I migliori. Le razze elette.
Beppe Grillo
La torcia accesa non è più simbolo di pace. Il mondo continua le sue guerre, i suoi stermini a sei cerchi. Il Tibet e lo Xinjiang sono finiti sotto il tappeto degli sponsor. La Georgia e l’Ossezia sono stati eventi fastidiosi, hanno tolto spazio al tennis da tavolo e al nuoto sincronizzato. Le Olimpiadi sono un treno impazzito. Se chiedete al macchinista qual è la prossima stazione non saprà rispondervi.
Delle Olimpiadi mi infastidiscono i record fasulli, gli sport olimpici praticati da quattro gatti, gli atleti dopati, l’entusiasmo a comando degli spettatori, le premiazioni in fila per tre. Più di ogni altra cosa, però, è il nazionalismo che mi manda in bestia. Il nazionalismo dello sportivo che piange all’alzabandiera, con la mano sul cuore, lo sguardo perso verso l’alto. Il nazionalismo dei media che danno spazio sempre agli atleti nazionali, anche di discipline improbabili (conoscete qualcuno che giochi a badminton?), anche se lontani dal podio. Le Olimpiadi sono una guerra simulata.
Vorrei atleti senza bandiere. Senza sponsor. Senza un Presidente che li saluta alla partenza e li riceve al ritorno da trionfatori. Vorrei che chi usa i suoi eserciti per uccidere altri esseri umani DURANTE le Olimpiadi sia espulso con infamia e per sempre dai Giochi. I russi che hanno invaso la Georgia, gli americani che occupano l’Iraq, la Cina che schiaccia il Tibet non hanno nessun diritto morale di partecipare o di ospitare i Giochi Olimpici.
L’uomo non è più il centro delle Olimpiadi, le Nazioni hanno preso il suo posto.La grancassa mediatica delle medaglie e delle medagliette ci fa sentire più italiani, più messicani, più coreani. Più diversi. I migliori. Le razze elette.
Beppe Grillo
lunedì 18 agosto 2008
venerdì 8 agosto 2008
Ricchezza.
La diversità di ognuno di noi non è un'arma per discriminare, etichettare, ma una ricchezza.
Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
mercoledì 6 agosto 2008
domenica 27 luglio 2008
Pazienza giovanile.
"Dicono che noi giovani non abbiamo pazienza e vogliamo tutto subito."
"Facessero loro 10 ore di coda per comprare l'iPhone..."
Da una vignetta di Albert su Io Donna del 26 luglio 2008
"Facessero loro 10 ore di coda per comprare l'iPhone..."
Da una vignetta di Albert su Io Donna del 26 luglio 2008
sabato 26 luglio 2008
Risposte.
Ora che il futuro s'era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l'inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire.
Incipit de "Un cappello pieno di ciliege" di Oriana Fallaci
Incipit de "Un cappello pieno di ciliege" di Oriana Fallaci
lunedì 21 luglio 2008
domenica 6 luglio 2008
sabato 21 giugno 2008
Abbondanza e scarsità.
L'abbondanza di informazione crea scarsità di attenzione.
Herbert Alexander Simon, premio Nobel per l'economia
Herbert Alexander Simon, premio Nobel per l'economia
venerdì 20 giugno 2008
giovedì 19 giugno 2008
mercoledì 18 giugno 2008
martedì 17 giugno 2008
Non è un paese per vecchi.
Llewelyn: Sto per fare una cazzata, ma lo farò lo stesso. Se non torno dì a mia madre che le voglio bene.
Carla Jean: Tua madre è morta, Llewelyn.
Llewelyn: Allora glielo dirò io.
Carla Jean: Tua madre è morta, Llewelyn.
Llewelyn: Allora glielo dirò io.
sabato 14 giugno 2008
Italians.
Perché, nel mondo, ci trattano - a parità di peccati - peggio di altri?
Perché l'Italia è formidabile nell'inimitabile, e colpevolmente sciatta nel resto. Dietro la rabbia degli stranieri, spesso, c'è ammirazione delusa.
Beppe Severgnini rispondendo ad un lettore nella sua rubrica Italians sul Corriere.it.
Perché l'Italia è formidabile nell'inimitabile, e colpevolmente sciatta nel resto. Dietro la rabbia degli stranieri, spesso, c'è ammirazione delusa.
Beppe Severgnini rispondendo ad un lettore nella sua rubrica Italians sul Corriere.it.
mercoledì 11 giugno 2008
Democrazia energetica.
Quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.
Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per Jeremy Rifkin, il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la terza rivoluzione industriale. (...) "Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso reti intelligenti come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet".
L'intervista completa a Jeremy Rifkin su Repubblica.it.
Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per Jeremy Rifkin, il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la terza rivoluzione industriale. (...) "Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso reti intelligenti come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet".
L'intervista completa a Jeremy Rifkin su Repubblica.it.
martedì 10 giugno 2008
WWDC 2008: il keynote in 60 secondi.
Finalmente, dopo tanta attesa, la curiosità è più che soddisfatta.
domenica 1 giugno 2008
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